I CPM su Meta salgono da ottobre a dicembre, con il picco tra Black Friday e Natale, e scendono ai minimi tra gennaio e febbraio, i mesi più economici dell’anno. La causa è l’asta: più inserzionisti competono per le stesse impression, più il prezzo sale. Il tuo pubblico non cambia. Cambia quanta gente vuole comprarlo.

Ogni anno, intorno a metà novembre, arriva lo stesso messaggio da almeno un cliente: “i costi sono esplosi, cosa avete toccato?”. Niente. Non abbiamo toccato niente. È novembre.

La stagionalità dei CPM è una delle poche cose davvero prevedibili di Meta Ads. Eppure ogni anno vedo account gestiti come se non esistesse: panico a novembre, ristrutturazioni a gennaio, test creativi pagati a prezzo pieno nel mese più caro dell’anno. Qui metto in fila il pattern, mese per mese, e cosa farci.

Perché i CPM cambiano durante l’anno (l’asta, spiegata senza fuffa)

Il CPM non è un listino. Meta non decide a tavolino che a novembre si paga di più. Ogni volta che una persona apre il feed si svolge un’asta tra tutti gli inserzionisti che vogliono raggiungerla, e il costo dell’impression è il risultato di quella competizione.

Formula dell'asta pubblicitaria di Meta: il valore totale è dato dall'offerta dell'inserzionista moltiplicata per i tassi di azione stimati, più rilevanza e qualità

Il meccanismo è semplice: l’offerta è quasi fissa, la domanda no. Le ore che le persone passano su Facebook e Instagram non raddoppiano a novembre. Gli inserzionisti che vogliono quelle ore, sì. Quando la domanda sale e l’offerta resta ferma, il prezzo sale. Fine della spiegazione. Tutto il resto è dettaglio.

Ne ho scritto parlando del CPM medio su Facebook: il CPM “medio” è già di suo un numero scivoloso, perché dipende da verticale, obiettivo, audience e paese. La stagionalità aggiunge la dimensione che quasi tutti ignorano: il tempo. Per dare una scala, tra maggio e giugno, sui miei account, un ecommerce nazionale viaggia intorno ai 4,5€ di CPM su Facebook e una lead generation locale sta sotto 1,5€. Stessa piattaforma, stesse settimane, mondi diversi. Ma entrambi, a novembre, pagheranno le stesse impression più care di adesso.

Il CPM non è un prezzo. È un termometro: misura quanta gente vuole lo stesso pubblico che vuoi tu.

Il calendario dei CPM mese per mese

cpm metaIl pattern che osservo sugli account, anno dopo anno, è questo. I valori precisi cambiano per verticale, la forma della curva no.

Gennaio e febbraio sono la valle. I budget del Q4 sono esauriti, molti ecommerce sono in pausa, l’asta si svuota. Marzo e aprile risalgono piano, con la Pasqua come primo piccolo picco commerciale dell’anno. Maggio e giugno sono la fascia di mezzo: costi nella media, senza scossoni. Luglio e agosto tornano a scendere: l’attenzione c’è (il telefono in spiaggia si guarda eccome), ma molti inserzionisti riducono o spengono. Settembre riparte con il back to school. Ottobre è la rampa: chi fa sul serio nel Q4 sta già accendendo le campagne. Novembre è il picco, con la settimana del Black Friday come punto più caro dell’anno. Dicembre resta alto fino a ridosso di Natale, poi crolla: tra Santo Stefano e i primi di gennaio si apre una finestra di CPM in discesa con attenzione altissima. C’è chi la chiama Q5, ed è una delle occasioni più sottovalutate del calendario.

Una costante che la stagione non tocca: sui miei account, Instagram costa circa il doppio di Facebook come CPM. In qualsiasi mese dell’anno.

Q4 e Black Friday: quanto sale davvero

Quando si parla di CPM in Q4 su Facebook, la domanda giusta non è “quanto sale”. È “quanto sale per te”. Ed è il punto che i post allarmistici sul Black Friday saltano sempre.

La forbice sui miei account è ampia. Una clinica che seguo compete in un’asta locale: i suoi concorrenti sono gli altri centri medici della zona, non gli ecommerce col budget natalizio. Il suo CPM (intorno a 1,4€ su Facebook) il Q4 lo sente poco. Un ecommerce pet nazionale lo sente eccome: la sua audience è la stessa che a novembre vogliono tutti i retailer d’Italia. E un ecommerce di giocattoli che seguo è il caso estremo: passa la bassa stagione in mantenimento puro, poche decine di euro al mese di awareness con CPM sotto i 50 centesimi, e concentra tutto nel Q4. Per lui i CPM di novembre non sono un problema: sono il prezzo del biglietto per l’unico spettacolo che conta.

Il punto che conta più del numero: a novembre non sale solo il CPM. Sale anche la propensione all’acquisto. Le persone non vedono la tua inserzione per caso: stanno decidendo cosa comprare. Se il conversion rate sale più di quanto sale il CPM, novembre resta il mese più profittevole dell’anno nonostante sia il più caro. Il CPM è metà dell’equazione. Chi decide guardando solo quella metà, decide male.

matteo tobia consulente marketing

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Gennaio: il mese d’oro (o no?)

Il CPM di gennaio su Meta Ads è tra i più bassi dell’anno, e il motivo è speculare a novembre: i budget natalizi sono finiti, la concorrenza esce dall’asta, l’attenzione resta. Le stesse impression che a novembre ti litigavi con mezza Italia, a gennaio te le tirano dietro.

Per certi business è oro vero. Lead generation, servizi locali, fitness, formazione, tutto ciò che vive dei buoni propositi di inizio anno: a gennaio il costo per contatto scende mentre la domanda del verticale sale. È anche il mese ideale per chi costruisce: audience, segnale per il pixel, test creativi a metà prezzo.

Il “o no” però esiste. Il CPM basso compra impression economiche, non clienti. Se vendi qualcosa che a gennaio nessuno vuole, il traffico a saldo resta traffico che non converte: paghi poco per parlare con persone che hanno appena finito di spendere. Ho visto ecommerce buttarsi su gennaio “perché costa poco” e portare a casa CPA peggiori di dicembre. Il mese d’oro è per chi compra attenzione e segnale. Non per chi deve vendere per forza a un pubblico che non ha più voglia di comprare.

Come pianificare il budget sulla stagionalità

Se ti chiedi quando fare pubblicità su Facebook, la risposta onesta è: dipende da quando compra il tuo cliente, non da quando costa meno l’asta. Ma le due cose vanno incastrate. In pratica:

Impostazioni del budget della campagna Advantage in Ads Manager con l'opzione Programmazione del budget per incrementare la spesa in periodi specifici

Non dividere il budget per dodici. Dodici quote uguali significano essere sottofinanziati a novembre e sovrafinanziati ad agosto. Il metodo per dimensionare la spesa l’ho scritto in quanto investire in Facebook Ads; la correzione stagionale è il passo successivo.

Se vivi di Q4, il Q4 si prepara prima. Creative pronte a settembre, campagne accese in ottobre: al picco devi arrivarci con la learning phase alle spalle, non in mezzo. Entrare in asta a metà novembre con campagne fredde è il modo più costoso di fare Black Friday.

Se il Q4 non ti riguarda, scansalo. B2B, local, servizi: tra novembre e dicembre riduci al mantenimento, e sposti l’aggressività su gennaio e febbraio, quando il costo per lead scende.

I test si fanno nei mesi economici. Un test creativo produce la stessa informazione a gennaio e a novembre. A gennaio la paghi molto meno.

Un chiarimento, prima che arrivi l’obiezione: le leve per come abbassare il CPM (creative, broad, qualità del segnale) valgono in ogni stagione, ma non cancellano il calendario. Puoi domare il CPM. Non puoi domare novembre.

Il budget non si divide per dodici. Si mette dove il calendario rende.

Gli errori stagionali che vedo più spesso

Spegnere a novembre perché “i CPM sono alti”. È decidere sul costo ignorando il ritorno. Se il tuo pubblico compra a novembre, l’impression cara è comunque l’impression giusta. Chi si ferma per risparmiare lascia il campo ai concorrenti nella settimana in cui i clienti hanno la carta in mano.

Ristrutturare l’account a gennaio. Le performance calano dopo Natale, il cliente si spaventa, e giù rifacimenti: nuove campagne, nuove audience, struttura stravolta. Ma il calo era la stagione, non l’account. Ho visto smontare a gennaio strutture che avevano lavorato bene tutto l’anno, e poi mancare la ripartenza di febbraio con l’account in learning phase.

Confrontare mesi non confrontabili. Dicembre contro novembre, gennaio contro dicembre: confronti che producono diagnosi sbagliate. E quando il confronto sballato non basta, si cercano conferme affettando i dati: il breakdown effect che ho descritto a parte. Il confronto onesto è anno su anno: novembre con novembre.

Testare le creative a novembre. Prezzo pieno dell’asta pagato per un’informazione che a gennaio costava la metà. I test del Q4 si chiudono entro ottobre; a novembre si scala quello che ha già vinto.

Spegnere tutto dopo Natale. Tra Santo Stefano e febbraio c’è il periodo più economico dell’anno, e c’è chi lo passa a campagne spente per poi ripartire da zero, in learning phase, proprio quando l’asta torna a riempirsi. Il mantenimento costa pochissimo esattamente nel momento in cui rende di più.

La stagionalità dei CPM è l’unica cosa di Meta Ads che arriva puntuale ogni anno. Gli algoritmi cambiano, l’attribuzione cambia, le interfacce cambiano. Novembre caro e gennaio economico restano. Non è una minaccia da subire né un trucco da sfruttare: è il calendario del tuo mercato. Chi lo conosce pianifica. Chi lo ignora si stupisce due volte l’anno, sempre negli stessi mesi.