Le WhatsApp Ads sono tre prodotti diversi che Meta vende con lo stesso nome: gli annunci su Facebook e Instagram che aprono una chat WhatsApp, gli annunci dentro WhatsApp nella scheda Aggiornamenti e i messaggi di marketing usati come posizionamento. Si comprano tutti da Gestione inserzioni, ma servono a cose diverse.
E c’è una scelta che conta più del formato. Quando porti le persone in chat, il risultato lo decide l’obiettivo di prestazioni, non il pulsante verde.
Le tre cose che Meta chiama WhatsApp Ads
Quando qualcuno dice “voglio fare pubblicità su WhatsApp”, di solito ha in testa una cosa sola. In Gestione inserzioni ne trova tre, e stanno in tre punti diversi del funnel.
Gli annunci che portano in chat
È il formato più vecchio. L’inserzione gira su Facebook e Instagram, la persona tocca il pulsante e si apre una conversazione WhatsApp con la tua azienda, con un messaggio già precompilato. Si chiama click-to-WhatsApp.
Esiste anche una variante meno nota: l’inserzione porta al sito e nel browser interno dell’app compare un pulsante per scriverti su WhatsApp.
In entrambi i casi WhatsApp non è un posizionamento. È una destinazione, come una landing page o un modulo istantaneo.
Gli annunci dentro WhatsApp
Il 16 giugno 2025 Meta ha annunciato la pubblicità nella scheda Aggiornamenti, quella di Stato e Canali. Le chat personali restano fuori.
I prodotti sono due: gli annunci nello Stato, che compaiono tra gli stati e rimandano a una chat con l’azienda, e i Canali promossi, che mettono in evidenza il tuo canale nella directory. Qui WhatsApp è un posizionamento vero, come le Stories. Con i limiti che vedremo per chi investe in Italia.
I messaggi di marketing come posizionamento
È la più recente. In Gestione inserzioni i messaggi di marketing WhatsApp possono diventare un posizionamento dentro campagne Traffico, Contatti e Vendite: Meta li recapita a persone che ti hanno dato il consenso esplicito a riceverli. Dal 13 agosto 2026 si gestiscono anche via Marketing API.
Il limite dichiarato è un messaggio ogni 3 giorni allo stesso numero.
Tre prodotti, tre momenti diversi. Confonderli è il primo errore.
Cosa puoi usare davvero in Italia nel 2026
Qui serve onestà, perché la risposta è meno comoda di quanto sembri: la documentazione di Meta si contraddice da sola. Quello che segue è il quadro a metà settembre 2026, fonti ufficiali alla mano.
Click-to-WhatsApp: sì
Gli annunci che portano in chat funzionano con tutti e cinque gli obiettivi: Notorietà, Traffico, Interazioni, Contatti e Vendite.
Con un’avvertenza che Meta mette in cima alla sua guida: alcune metriche e funzioni delle campagne che rimandano ai messaggi possono non essere disponibili da e verso l’Europa. Il vincolo nasce dalle regole sulla privacy.
Annunci nello Stato: dipende da quale pagina di Meta leggi
Lato utente, le FAQ di WhatsApp descrivono già il sistema europeo: chi ha almeno 18 anni e l’account nel Centro gestione account sceglie tra inserzioni personalizzate, meno personalizzate, oppure un abbonamento senza pubblicità da 3 € al mese (4 € se lo attiva dall’app). Ai minori di 18 anni, niente inserzioni.
Lato inserzionista, la documentazione di Meta sugli annunci nello Stato, aggiornata al 28 luglio 2026, dice che il prodotto è disponibile ovunque tranne Unione europea e Regno Unito. E l’help center indica Traffico come unico obiettivo supportato, mentre la documentazione API ne elenca cinque.
Un vincolo invece è chiaro: per usare lo Stato di WhatsApp devi includere anche le Stories di Instagram, che hanno una loro logica di costo.
Il controllo che vale più di qualsiasi articolo
Questo compreso. Apri un gruppo di inserzioni con destinazione WhatsApp, pubblico Italia e posizionamenti manuali, e guarda se “Stato di WhatsApp” compare. È l’unica verifica che conta: la disponibilità cambia per account e per Paese prima che cambino le guide. Vale anche per i messaggi di marketing, che secondo Meta potrebbero non essere ancora disponibili nel tuo Paese.
Come si imposta una campagna click-to-WhatsApp in Gestione inserzioni
Prima i requisiti. Serve un account su app WhatsApp Business oppure sulla WhatsApp Business Platform (l’API), con il numero collegato alla Pagina Facebook dell’inserzione o al portfolio business. Per creare l’annuncio basta l’app: l’API serve dopo, quando vuoi automatizzare e misurare.
Il percorso cambia con l’obiettivo. Secondo la guida ufficiale di Meta:
- Traffico, Interazioni e Vendite: nella sezione Conversione scegli “Destinazioni dei messaggi” come luogo della conversione e spunti WhatsApp
- Contatti: selezioni direttamente WhatsApp, con “Massimizza il numero di conversazioni” preimpostato come obiettivo di prestazioni
- Notorietà: la destinazione si imposta nell’inserzione, da “App di messaggistica”
Nell’inserzione scegli anche il modello di messaggio: la chat con testo precompilato oppure, dove disponibile, un modulo che raccoglie informazioni dentro WhatsApp.
Un consiglio da chi vive dentro Gestione inserzioni. Se alla Pagina sono collegati più account di messaggistica, Meta propone come impostazione predefinita la destinazione automatica: ogni persona finisce sull’app dove è più probabile che interagisca. Per escludere un’app devi passare alla destinazione manuale, e Meta te lo sconsiglia perché così ottieni più risultati a un costo più basso. Tradotto: più conversazioni, non più vendite. E con più destinazioni insieme alcune ottimizzazioni avanzate non sono disponibili.
Se il tuo team risponde su WhatsApp, seleziona solo WhatsApp. Una chat che arriva su Messenger il venerdì sera e nessuno legge fino a lunedì non è un contatto. È un costo.

Hai bisogno di aumentare le vendite?
Ehi, sono Matteo Tobia. Spero che questo articolo ti stia tornando utile. Se vuoi supporto professionale per il tuo business, semplicemente, prenota una consulenza!
Il punto che conta: stai ottimizzando per chi scrive, non per chi compra
Cosa conta Meta come conversazione
La metrica di riferimento si chiama “Conversazioni tramite messaggi avviate”. Per Meta conta le volte in cui una persona scrive all’azienda per la prima volta, o dopo almeno 7 giorni di inattività. Su WhatsApp valgono solo le chat nate da un clic sull’annuncio.
Ora pensa a cosa succede con “Massimizza il numero di conversazioni”. L’algoritmo fa esattamente quello che gli chiedi: cerca le persone più propense ad aprire una chat. Non a comprare. Ad aprire una chat.
Sono i curiosi, quelli che chiedono il prezzo e spariscono, quelli che scrivono “info” e non rispondono più. Il costo per conversazione scende e il report sembra ottimo. Il fatturato non si muove.
C’è anche un motivo tecnico per cui questa ottimizzazione piace tanto. Una chat aperta succede pochi secondi dopo il clic e in grandi quantità, un acquisto no. Il sistema riceve tanti segnali, tende a uscire prima dalla fase di apprendimento e sembra stabile. Impara in fretta. Impara la cosa sbagliata.
Lo stesso bivio che c’è già sui moduli istantanei
Chi fa lead generation su Meta questo film l’ha già visto. Sui moduli istantanei scegli tra “Massimizza il numero di contatti” e “Massimizza il numero di contatti di conversione”: nel primo caso compri volume, nel secondo chiedi a Meta di cercare chi poi diventa cliente.
E su quel secondo obiettivo ho una posizione che non cambio per WhatsApp: sulla carta è la scelta giusta, nella pratica è una faticaccia. Servono volume, un funnel configurato con precisione e pazienza, e pochi inserzionisti riescono a farlo funzionare davvero.
Su WhatsApp la logica è la stessa, con un’aggravante: il segnale di ritorno qualcuno lo deve costruire, a mano o via API. Ho approfondito qui come spostare l’ottimizzazione dalla quantità alla qualità dei contatti.
Come dare all’algoritmo il segnale giusto
Per le chat Meta prevede due obiettivi di prestazioni più evoluti: “Massimizza il numero di acquisti tramite messaggi” e “Massimizza il numero di contatti tramite messaggi”. Secondo i requisiti pubblicati da Meta, per sbloccarli servono almeno 10 eventi nei 30 giorni precedenti, su chat nate da un annuncio e segnalate entro 7 giorni dal clic.
Le strade per segnalarle sono due:
- Le etichette dell’app WhatsApp Business: “Nuovo ordine”, “Pagamento in sospeso”, “Pagato” e “Ordine completato” per gli acquisti, più quelle previste per i contatti. Qualcuno del team le applica a mano, chat per chat
- La Conversions API per la messaggistica: stesso principio della Conversions API che usi per il sito, ma l’evento parte dalla chat, agganciato all’identificativo del clic che Meta allega al primo messaggio. Richiede la WhatsApp Business Platform e quasi sempre un partner tecnico
La soglia di 10 eventi sembra bassa. Il problema non è la soglia, è la disciplina: ogni chat che diventa vendita va segnalata entro 7 giorni, sempre, anche nella settimana in cui il team è sotto pressione. Se questa disciplina non c’è, la strada più realistica è qualificare prima della chat: un’offerta chiara, una creatività che dice il prezzo o a chi è rivolta, un messaggio precompilato che fa una domanda precisa invece di un generico “info”.
Due avvertenze. Ogni Pagina Facebook diventa idonea per conto suo. L’ottimizzazione sui contatti è ancora in introduzione graduale, e valgono i limiti europei visti sopra: se non vedi queste opzioni nel menu, non hai sbagliato niente.
Se non dici a Meta quale chat è diventata una vendita, Meta continuerà a portarti chat.
Quanto costano le WhatsApp Ads: l’asta e poi i messaggi
Le voci di costo sono due.
La prima è l’inserzione. Un annuncio click-to-WhatsApp passa dalla stessa asta di qualsiasi campagna: stesso CPM, stesse regole, stesso budget.
La seconda sono i messaggi. Con l’app WhatsApp Business gratuita non paghi i singoli messaggi. Con la WhatsApp Business Platform sì: dal 1 luglio 2025 Meta fa pagare per messaggio consegnato. Il listino ufficiale per l’Italia, in vigore dal 1 luglio 2026:
- messaggi di marketing: 0,0658 €
- messaggi di utilità e di autenticazione: 0,0248 €
Poi c’è la regola che rende speciali le chat da annuncio. Se la persona ti scrive da un annuncio click-to-WhatsApp, dall’app su Android o iOS, e rispondi entro 24 ore, si apre una finestra di 72 ore in cui tutti i messaggi sono gratuiti, compresi quelli di marketing.
Da segnare in calendario: dal 1 ottobre 2026 diventano a pagamento i messaggi di servizio, cioè le risposte dentro la finestra di 24 ore (in Italia 0,0248 €), e le utility inviate in quella finestra. Ogni numero avrà 1.000 messaggi di servizio gratuiti al mese, e la finestra di 72 ore da annuncio resta invariata.
Fin qui sono regole di listino. Da qui in poi è la mia lettura da advertiser: il costo vero non è il costo per conversazione avviata. È il costo per conversazione gestita bene, e dentro ci sono anche le ore di chi risponde.
Quando portare le persone su WhatsApp e quando no
WhatsApp non è migliore o peggiore di un modulo o di una landing page. È una destinazione, e si sceglie con lo stesso criterio: quanta conversazione serve tra il clic e la vendita.
Quando conviene
Quando la vendita ha bisogno di parlare. Un preventivo, una prenotazione, un servizio da spiegare, un prodotto ad alto scontrino con due dubbi da sciogliere prima di pagare. Per molte attività locali è il canale più naturale, perché spesso è lì che i clienti scrivono già al negozio.
E soprattutto quando c’è qualcuno che risponde in fretta. La finestra gratuita parte solo se rispondi entro 24 ore, ma chi ha appena toccato un annuncio non aspetta un giorno: aspetta qualche minuto.
Quando non conviene
Quando il checkout funziona da solo. Su un ecommerce con scontrino basso e prodotto semplice la chat aggiunge un passaggio tra chi vuole comprare e il pulsante di acquisto. Stesso discorso se nessuno risponde la sera e nel weekend.
In quei casi il confronto giusto è con un modulo istantaneo o una landing page, non “WhatsApp sì o no”.
Come si giudica
Mai sul costo per conversazione avviata. Si giudica sulle vendite e sui contatti qualificati che escono dalle chat, meglio se segnalati a Meta.
Un test pratico: se in 30 giorni non arrivi a 10 chat segnalate come vendita, prima di toccare la campagna guarda chi risponde, quanto ci mette e cosa scrive. Spesso il collo di bottiglia non è l’annuncio. Con un’ultima cautela: nemmeno le vendite attribuite sono tutte vendite in più.
WhatsApp non è un canale magico. È una porta in più tra l’annuncio e la vendita.
Prima di aprirla, le domande sono tre: chi risponde, entro quanto, e come fai sapere a Meta quale chat è diventata un cliente. Se non hai la risposta alla terza, stai comprando conversazioni.
E le conversazioni, da sole, non pagano le fatture.
Entra nella crew!
Rimani aggiornato ed iscriviti alla Newsletter
“Pensavo che il blog fosse ottimo, ma la newsletter? Ancora meglio!”





